Le Feste di Concy Rocca: tra dolore, qualche miracolo e grandi speranze

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Si è, purtroppo, fermata quasi del tutto la raccolta fondi a sostegno di Concetta Roccaforte. Questo nuovo capitolo della sua storia inizia, pertanto, con un appello a donare quello che si può, anche pochi euro. Il codice Iban è IT 25 I 0503411795 000000 123066.

Perché è importante? Perché si contribuisce ad aiutare una donna di 51 anni alle prese con uno tra i carcinoma più aggressivi e letali in assoluto. L’80% delle persone che scoprono di avere un tumore alle ovaie muore, infatti, entro i 3 anni, una parte più piccola entro i 5 e qualche caso raro sopravvive 10 anni alla malattia.

Concetta (chi volesse conoscere meglio la sua storia può farlo attraverso gli altri articoli pubblicati su questo sito, che per primo ha scelto di raccontare la sua storia) combatte da oltre 5 anni questa battaglia. Fin quando è stato possibile lo ha fatto con le armi che la medicina ufficiale le ha messo a disposizione; da giugno, invece, con la terapia Gerson.

E questo è l’altro importante motivo per cui è importante donare: Concetta, attraverso la sua personale esperienza, vuole condividere un messaggio molto importante. Il cancro non si cura solo con chemio e radioterapia, esistono molte cure alternative, la maggior parte del tutto naturali, e il paziente deve avere la possibilità di scegliere come curarsi.

Morire, per Concy Rocca, è, decisamente, un’opzione da non tenere in considerazione, anche se, purtroppo, l’ultima PET ha evidenziato che le metastasi sono sempre in fase di crescita. Ci sono le vecchie, che appaiono più grandi, e ad esse si sono aggiunte le nuove.
Lei, però, lo racconta sempre col sorriso e vede, incredibile ma vero, in questi esami non l’inizio della fine ma un punto di partenza.

“A breve farò altre analisi, poi porterò tutto sia ai medici della clinica Gerson (con i quali, dopo il ricovero, è prevista una visita on line mensile) che ad un oncologo” racconta. “La cosa bella che mi viene da pensare è che questa Pet mi servirà a testimoniare, quando sarò guarita, da cosa sono guarita! Mi faccio forza così, pensando che tra due anni la tirerò fuori dal cassetto e la userò per fare scervellare i medici. Vorrei arrivare a questo. A far porre delle domande e a far muovere la medicina tradizionale, invitandola a fare di più. Io, da buona cristiana, ho sempre questa speranza e sono fiduciosa, anche se so di una sola persona guarita dal mio stesso tipo di cancro con il metodo Gerson. Vorrà dire che io sarò la seconda!”.

Come hai trascorso le festività alla luce di questa brutta Pet?
Per due settimane, fino al 24 dicembre, sono stata benissimo, tanto da voler realizzare persino dei video per i miei familiari. Sono uscita, ho vissuto quasi un periodo di normalità in cui ho dimenticato come si sta male. A Natale ho raccolto tutte le mie forze e sono andata a pranzo da mia mamma, da Santo Stefano ho avuto un crollo.

Che regali hai ricevuto?
Una borsa, una sciarpa, soldini per le mie medicine, un buono per la parafarmacia. Spero, a breve, di poter avere il tempo di ridistribuire i salvadanai.

A Capodanno, invece, come hai festeggiato?
Con la fantasia sono stata in una splendida sala da ballo e ho danzato sulle note di un valzer con un bell’abito lungo, elegante e leggero. In realtà sono rimasta a casa, ho mangiato la mia solita insalata e alle 22.30 mi sono addormentata sul divano davanti alla tv. Ma non mi pesa tutto questo. Vivo in attesa del momento in cui vedrò le metastasi fermarsi e regredire e i sacrifici fatti in quest’ottica non li considero neanche tali.

L’ultima volta mi hai raccontato di un miracolo che ti ha spinto ancora di più a credere nella tua guarigione. Ne sono successi altri?
Si, un altro. Lo prendo come un segno di Dio che mi dice di andare avanti nonostante l’esito degli esami. E’ successo prima delle feste. Ero in confusione nell’organizzazione dell’acquisto degli integratori quando mi è arrivata una scorta di farmaci del valore di almeno 1000 euro. Una scatola ho trovato di tutto, farmaci e medicamenti per almeno tre mesi! Caduti dal cielo, anche questi, come una manna in un momento di difficoltà immense (ride tra le lacrime…).
A mandarmeli è stato un signore il cui padre è stato ricoverato nella clinica Gerson. Purtroppo per lui era già troppo tardi, mancavano solo 15 giorni alla fine. Dopo la morte di suo padre, quell’uomo ha chiamato in clinica dicendo che gli erano rimasti tutti i farmaci e a chi poterli fare arrivare, e da Budapest loro hanno dato il mio nominativo. Non conosco questo signore né lui conosce me, so solo che vive nel Nord Italia e che, come la signora che mi ha mandato la scorta di fiocchi d’avena e uva sultanina, mi ha salvata.

Un augurio per l’anno nuovo?
Non può che essere quello di stare meglio, fisicamente e psicologicamente, e di cominciare a vedere i risultati di questa cura. Non ho grandi sogni, ma desidero riuscire ad organizzarmi per facilitarmi la vita. Vorrei anche andare in Germania a trovare mio fratello, ma al momento è impossibile dovendo seguire incessantemente questa terapia. Tra l’altro, se tutto andrà bene, non solo mi aumenteranno i succhi da 10 a 13 per accelerare il processo di guarigione, ma anche il numero dei clisteri di caffè bio, per espellere le tossine in modo ancora più consistente e veloce.

Ricordiamo che chi non volesse donare soldi, ma volesse, comunque, dare il suo prezioso contributo, potrebbe fare recapitare a Concetta frutta e verdura biologici o prendere spunto dalla seguente lista di prodotti:

Fiocchi di avena al naturale bio e integrali;
Uva sultanina biologica;
Camomilla non dolcificata bio;
Caffè in polvere bio;
Pane 100% di segale bio senza sale;
Olio di semi di lino bio;
Prodotti per la casa (anticalcare, detersivi per piatti e vestiti, igienizzante bagno, disincrostante wc, sgrassatore, etc…) di origine vegetale e senza additivi chimici.
Prodotti per l’igiene personale (detergente intimo, sapone liquido mani, doccia gel e shampoo) preferibilmente della marca Omia o comunque biologici.
I prodotti si trovano nelle parafarmacie e nei negozi specializzati.