Abbiamo visto “Biagio”, il film di Scimeca, e ci ha molto emozionato. Ecco perché

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Biagio si è messo in cammino. Lui che ha vissuto all’interno di una civiltà del consumismo e in una città violenta quale la Palermo degli anni ’60, una città corrotta in cui in una sola notte si costruivano palazzi, lascia tutto: la sua casa borghese, le comodità.
Tutto questo non gli basta più, capisce che questo vivere per consumare gli produce una ferita e sceglie un gesto radicale di rottura: immergersi nella natura, rispettarla e fortificare il suo spirito.

Questo l’incipit nelle prime sequenze del nuovo film di Pasquale Scimeca, Biagio, una biografia su fra Biagio Conte che anche oggi vive tra gli ultimi e gli emarginati della società per “farsi trovare da Dio”.

Al cinema Lumière di Ragusa, alla presenza dello stesso regista, l’anteprima del film ha riscosso un grande successo e suscitato grandi emozioni. Nella pellicola, la vita di Biagio scorre come un fiume che trascina con sé pietre e pattume fino a diventare limpido, strada facendo.

Biagio si è messo in cammino per trovare l’armonia dell’universo. Ha sfidato le intemperie, la fame, la morte ma ha continuato ha cercare quest’armonia superiore. Si è spinto fino ad Assisi per sentire quella musica che gli ha squarciato, e poi ricomposto, il cuore. Si è fatto frate!
Prima, come Francesco d’Assisi, Biagio si rifugia nella natura e l’amicizia con i pastori Rosario e Salvatore gli permette di fare questa esperienza vivendo di qualche ciotola di ricotta ed un tozzo di pane che divide col suo cane Libero.

La sua missione è quella di fortificare il suo spirito per farsi trovare da Dio. Ed è con questa ricerca che guarda l’Universo. “Questo percorso”, ha detto Scimeca: “nasce dal mio incontro con fra Paolo, figura presente nel film, che sarà colui che darà a Biagio rifugio e cure nell’Eremo sopra Corleone. Paolo esiste nella realtà, oggi è missionario in Tanzania”.
“A me interessa molto la biografia come soggetto. Nella biografia degli uomini c’è la realtà e come per Placido Rizzotto anche qui, con lo stesso attore, Marcello Mazzarella, mi permette di narrare una dimensione sociale. In Biagio, però, la dimensione sociale si cala in quella religiosa. Il film tra trascendenza ed elemento reale mantiene una certa unità, che non può essere scissa. Sono due cose che vanno vissute insieme”. Come San Francesco, Biagio Conte ha deciso di vivere sostenendo opere di carità.

“La semplicità di fra Biagio” ha detto il regista: “ha catturato il mio animo alla pari di quella di Papa Francesco per la popolazione mondiale. E in tutto questo c’è la volontà intrinseca di donare. Biagio mi ha insegnato che la fede è un problema di libertà”.
E il laico Scimeca ha trovato la fede? Forse ma i tempi non sono ancora maturi. Nel film si nota molto, infatti, questa ricerca di Dio che “ è possibile trovare, sostiene Scimeca, non alzando lo sguardo verso le stelle ma negli occhi dei propri fratelli . E per capire queste cose non occorre essere credenti”.

Che cosa c’è nei programmi futuri di Pasquale Scimeca? “C’è anche un film sulla vita di Gesù”, ha concluso il regista, “ma questo è, purtroppo, un sogno che rincorro da anni perché nella stesura mi fermo sempre davanti alle opere del Messia e non riesco a continuare. Forse ho bisogno di qualcosa di più grande per andare avanti con la storia, ne sono consapevole”.

La serata è stata introdotta dal padrone di casa Giuseppe Gambina che ha comunicato il gradimento suscitato dal film a Vittoria soprattutto tra gli studenti. Gambina ha presentato al pubblico anche la produttrice Linda Di Dio, il critico cinematografico Danilo Amione con cui Scimeca ha dialogato sul film e l’attore Salvatore Schembari che ha rivestito nel film un ruolo di grande poesia, seppur di breve durata.
A febbraio in 500 sale Acec, ovvero associazione degli esercenti cattolici, il film avrà la sua uscita ufficiale. Il film gode di una splendida fotografia che in immagini di pura natura riesce ad esaltare le bellezze del creato.