28 focolai accertati, 400 capi abbattuti: la brucellosi fa paura e minaccia gli allevamenti ragusani

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Una infezione che era stata debellata nel territorio ibleo, con grandi sacrifici delle aziende di allevamenti locali, e che è tornata più pericolosa che mai.

Si tratta della brucellosi, un’emergenza che potrebbe mettere in serio pericolo l’intero comparto zootecnico ragusano.
La situazione attuale è preoccupante: lo hanno sottolineato il presidente regionale Coldiretti Alessandro Chiarelli, il presidente locale Gianfranco Cunsolo, il direttore Pietro Greco. Ma anche il sindaco ragusano, Federico Piccitto, che rappresenta la massima autorità cittadina in materia sanitaria e che sta affrontando la questione in diversi tavoli tecnici, convocati anche in Prefettura.

Sono ventotto i focolai già accertati, con due ceppi di infezione riscontrati e 400 capi sinora abbattuti. Una infezione che si potrebbe allargare, anche per le particolari condizioni territoriali degli allevamenti ragusani, spesso uno attaccato all’altro.

Il sindaco Federico Piccitto al tavolo con il presidente regionale Coldiretti Alessandro Chiarelli ed il direttore della sezione locale Pietro Greco
Il sindaco Federico Piccitto al tavolo con il presidente regionale Coldiretti Alessandro Chiarelli ed il direttore della sezione locale Pietro Greco

Ad affrontare la questione, presso la sede ragusana della confederazione dalla bandiera gialla, i vertici Coldiretti, i rappresentanti del servizio veterinario locale, allevatori e politici. Presentato un Piano strategico straordinario per fronteggiare l’emergenza in provincia. Nel documento si chiede l’immediata convocazione di un tavolo tecnico ed istituzionale a Palermo, con il presidente della regione Crocetta e gli assessori alla Sanità, all’Agricoltura e al Bilancio. Decreti urgenti contenenti misure d’emergenza per ritagliare, all’interno della finanziaria, un capitolo di spesa a sostegno delle aziende i cui capi infetti sono stati abbattuti. Infine, chiesto a gran voce l’obbligo per le aziende ad “imbolare” gli animali, ovvero seguire una procedura di “microchippatura” interna con una identificazione certa dell’origine del capo, così come già prevede la norma per gli allevamenti ovini. Al “pacchetto” di interventi si dovrebbe affiancare anche un mutuo a tasso zero per rimettere in sesto le aziende colpite dall’infezione.

Ed ancora un maggiore supporto di risorse professionali all’Asp per consentire un numero di controlli adeguato, anche per quanto riguarda l’emergenza randagismo che, come ha sottolineato il responsabile del servizio aziendale Giorgio Blandino, è strettamente collegata all’epidemia di brucellosi. Si parla di un Piano da milioni di euro.
“Un’inezia rispetto alle cifre del Bilancio regionale”, ha commentato il  presidente regionale Alessandro Chiarelli, il quale ha spiegato: “La Regione dovrà sostenere in termini economici le aziende che rischiano di essere cancellate da una epidemia virulenta. Chiediamo l’identificazione certa degli animali, controlli serrati all’interno degli allevamenti, una soluzione al problema mai risolto delle carcasse che devono essere incenerite. Chiediamo al Governo di intervenire in favore di chi lavora onestamente e rappresenta un’eccellenza a livello regionale e nazionale. In Sicilia non ci sono solo precari della formazione o forestali, c’è un intero comparto a rischio fallimento“.

Istanze pienamente recepite dai tre parlamentari regionali presenti, Giorgio Assenza, Vanessa Ferreri e Orazio Ragusa, pronti a sottoscrivere la richiesta di un incontro urgente ma altrettanto chiari nel dire che la strada potrebbe essere tortuosa. Intanto martedì 31 mattina la questione ritorna a Palermo in commissione Sanità. Lo ha annunciato il direttore Greco riportando un messaggio dell’onorevole Pippo Digiacomo che presiede l’organismo, e lo ha ribadito Vanessa Ferreri che ne fa parte.

Molti gli allevatori presenti, che non hanno celato la propria perplessità nei confronti di un Governo regionale che non ha mai affrontato seriamente la questione, a discapito di chi onestamente segue le regole, certifica i controlli e per di più paga le conseguenze di un’ennesima infezione causata dal comportamento di imprenditori disonesti.