
Alla fine Hichem Karkar è tornato a casa. La salma del lavoratore tunisino morto a Roccazzo è arrivata nel suo paese d’origine ieri sera, intorno alle 20.50 ora italiana, dopo un viaggio segnato da ritardi, informazioni contraddittorie e persino alcune ore durante le quali i familiari non avrebbero saputo dove si trovasse la bara. Il funerale è stato programmato per questa mattina.
Si chiude così, dopo giorni di attesa e mille peripezie, una vicenda che ha assunto contorni difficili da comprendere. Perché, secondo quanto ricostruito dalla famiglia e da Zouhaier Amor, presidente dell’Associazione Al Rahman di Comiso che ha seguito passo dopo passo il rimpatrio, la salma sarebbe arrivata in Tunisia addirittura venerdì, senza che i familiari ne fossero stati informati.
L’ultimo capitolo della vicenda si è consumato ieri. La famiglia era convinta che la bara dovesse partire in mattinata da Palermo e, sulla base delle informazioni ricevute, si era organizzata per raggiungere l’aeroporto e attenderne l’arrivo.
Una volta sul posto, però, l’amara sorpresa: la bara non c’era. Ai familiari sarebbe stato comunicato che la salma si trovava ancora a Roma.
Sono così iniziate ore di telefonate e richieste di chiarimenti. Anche Amor si è nuovamente attivato per cercare di ricostruire gli spostamenti della salma e capire quando sarebbe effettivamente arrivata in Tunisia.
Poi un’ulteriore, incredibile svolta: dopo diverse telefonate alla compagnia aerea, la famiglia avrebbe appreso che Hichem Karkar si trovava già a Tunisi. E non soltanto da qualche ora: secondo quanto sarebbe stato riferito ai familiari, la bara era arrivata nella capitale tunisina già venerdì, quindi il giorno precedente.
In sostanza, mentre per un’intera giornata la famiglia cercava di capire quando la salma avrebbe lasciato l’Italia e successivamente dove fosse finita, il corpo di Karkar avrebbe già completato il viaggio da Roma a Tunisi senza che i suoi cari ne fossero a conoscenza.
Una situazione resa ancora più pesante dalla distanza: la famiglia vive a circa 180 chilometri dall’aeroporto di Tunisi. Dopo avere ricevuto finalmente la conferma della presenza della salma, i familiari hanno quindi dovuto organizzarsi nuovamente, raggiungere l’aeroporto, recuperare la bara e affrontare il viaggio verso casa.
Solo ieri sera, intorno alle 20.50 ora italiana, il lungo e travagliato rimpatrio si è finalmente concluso.
L’ultimo disguido si aggiunge ai problemi che avevano già rallentato il rientro della salma nei giorni precedenti.
Come avevamo raccontato il 28 agosto, Amor aveva denunciato un ritardo nella predisposizione di uno dei documenti necessari al rimpatrio. Secondo quanto da lui riferito, nonostante la documentazione fosse stata trasmessa nei tempi previsti, uno degli atti indispensabili sarebbe stato completato soltanto nella tarda giornata del 26 agosto.
Il ritardo aveva già costretto a modificare l’organizzazione del viaggio e Amor aveva annunciato la volontà di chiedere che fossero accertate eventuali responsabilità.
A rendere particolarmente dolorosa l’attesa c’è anche il significato che la tempestività della sepoltura assume nella tradizione islamica, nella quale il corpo viene sepolto il prima possibile dopo la morte.
