Il cambiamento nel vocabolario del PD

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Il Partito Democratico, si sa, non ha mai brillato per l’originalità e la qualità delle proprie trovate comunicative. Ma nel contesto di questo congresso regionale, che finalmente chiude l’abbuffata congressuale che si protrae già dalla fine della scorsa estate, la cosa che mi ha fatto davvero sorridere è lo slogan con cui si ricandida il segretario uscente Peppino Lupo: “Insieme per cambiare la Sicilia” (riciclato, peraltro, dal facsimile della sua candidatura alle elezioni regionali del 2012).

Mi ha fatto sorridere perché Peppino Lupo “per cambiare la Sicilia” da segretario del Partito Democratico ha avuto più di quattro anni di tempo, essendo stato eletto alle primarie del novembre 2009.
E, visto che parliamo di Sicilia, a ben vedere cosa è stato capace di cambiare bastano proprio i dati regionali: il Pd è sceso dal 18,8% delle regionali del 2008 al 13,4% delle regionali del 2012 e dal 25,5% delle politiche del 2008 al 18,5% delle politiche del 2013. Dati coerenti con il crollo del consenso che i democratici hanno avuto a livello nazionale, certo, parziale consolazione che fa sentire Lupo in diritto di vantarsi del fatto di essere stato “il primo segretario di un partito di centrosinistra ad aver vinto le elezioni regionali in Sicilia”: ma anche in questo caso, verrebbe da dire che a Lupo piace vincere facile, dato che la sinistra in Sicilia non ha mai avuto un Governatore e che l’unica volta in cui questo è successo è stato, con il sostegno dell’Udc, con la candidatura di Rosario Crocetta. E il merito di Peppino Lupo nella vittoria di Crocetta, ammettiamolo, risulta palesemente prossimo allo zero: perché quando mezza Sicilia era già invasa dai manifesti dell’ex sindaco di Gela e si parlava nei fatti di una sua “autocandidatura”, il Pd di Lupo stava ancora a crogiolarsi nell’ipotesi di primarie in cui non avrebbe saputo nemmeno chi schierare, rischiando di fare per le elezioni regionali la stessa magra figura che aveva fatto pochi mesi prima alle amministrative di Palermo, dove aveva lasciato che Leoluca Orlando prima si inghiottisse in un boccone il risultato delle primarie e poi si facesse beffe del candidato democratico.
Il Pd di Peppino Lupo era, a quei tempi, lo stesso che per due anni era stato alleato dell’MpA, consentendo a Raffaele Lombardo di restare al Governo finché il peso delle inchieste giudiziarie non lo ha costretto alle dimissioni: era il Pd da cui Crocetta, pur con tutte le indifendibili derive del suo personale istrionismo, era costretto a mostrarsi “altro” pur di avere una chance di vincere, al punto da preferire mettersi a capo di un movimento personale quale poi è stato il Megafono. Crocetta quelle elezioni le ha vinte, ma il Pd di Peppino Lupo come si è comportato, in quest’anno o poco più di governo regionale? Assessori e deputati in quota al partito hanno fatto del loro meglio per mandare avanti la baracca, assumendosi responsabilità fino a quelle – drammatiche –  dell’ultima finanziaria, ma il segretario regionale del Pd è stato per il Governatore (sempre pur con tutte le indifendibili derive del suo personale istrionismo) un interlocutore capriccioso, perennemente agitato da un complesso di inferiorità che lo ha costretto continuamente a scalpitare e recalcitrare, rivendicando rispetto, visibilità e ruoli. Il Pd di Peppino Lupo è stato lo stesso che, come capolavoro manifesto di questa autorevolezza politica ridotta al lumicino, lo scorso settembre è arrivato ad annunciare di essere definitivamente uscito dalla maggioranza, salvo essere smentito due ore dopo dai propri assessori che si sono rifiutati di lasciare la Giunta.

Mi ha fatto sorridere, in questi giorni, ricordare tutto questo e contemporaneamente leggere le dichiarazioni alla stampa di Peppino Lupo, che ha scelto – proprio lui che era alleato di Lombardo ed è coinvolto in prima persona nell’indagine sulle spese pazze dell’Ars – di condurre in questa fase congressuale una sorta di battaglia etica, “contro l’accordo dei capicorrente per la spartizione di poltrone e poltroncine”. Lupo si riferisce all’accordo che è stato siglato per la candidatura di Fausto Raciti, il suo principale sfidante e attualmente favorito nella corsa alla segreteria, tra tutta l’area cuperliana, i renziani di Davide Faraone e le truppe di Crocetta (e in effetti anche qualche personaggio di cui il Pd comincerebbe a fare volentieri a meno come Cracolici e Crisafulli).
Se ci muoviamo su questo terreno, dobbiamo ricordare nei mesi scorsi Lupo si è dovuto mettere la casacca del renziano come il suo dante causa romano Dario Franceschini, quindi ora il cambiamento è un po’ costretto a predicarlo: infatti questa parolina magica se l’è dovuta mettere sul logo.  Ricorderemo allora anche che la principale differenza tra lui e il suo sfidante è che Fausto Raciti ha 29 anni, è l’attuale segretario nazionale dei Giovani Democratici e ha tutta l’aria di meritare una chance di provare a cambiarla veramente, la Sicilia.

A proposito, lo scorso fine settimana nei circoli del Pd gli iscritti hanno già espresso le loro preferenze. Ebbene, a fronte di una situazione siciliana in cui Raciti ha già stravinto, conquistandosi il consenso di due terzi degli iscritti, l’unica provincia in cui ha vinto Peppino Lupo è Ragusa: questo grazie al patto tra Venerina Padua, Peppe Calabrese, Roberto Ammatuna, agevolato dalle solite scaramucce d’apparato (il secondo circolo di Ragusa e il circolo di Comiso che si sono disimpegnati per via di qualche “malumore” con il segretario provinciale). Tutto il contrario di quel che le persone normali, quelle che si aspettano dai partiti e dai loro rappresentanti un vero progetto politico, intendono per cambiamento.
Ora toccherà alla famosa “base del partito” – iscritti, militanti, simpatizzanti, anche potenziali nuovi elettori – dare un giudizio di tutto ciò, partecipando al voto aperto del 16 febbraio.

Buone primarie a tutti!