Non si sfiducia Crocetta. Dal PD Dipasquale alla 5 Stelle Ferreri, il voto dei deputati iblei

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All’indomani del nuovo “no” dell’Ars alla sfiducia nei confronti del presidente della Regione, Rosario Crocetta, è il momento delle analisi da parte dei protagonisti di quel voto.

Un dato che emerge chiaro è quello che ha visto ricompattarsi il PD, nonostante le forti critiche delle scorse settimane. La mossa di Crocetta di cambiare per la terza volta in meno di due anni la squadra di governo ha probabilmente accontentato un po’ tutti all’interno del Partito Democratico.

Anche l’onorevole comisano Pippo Digiacomo, che nelle settimane scorse aveva avuto un duro battibecco con il governatore e aveva annunciato solo poche ore prima che non si sarebbe opposto alla sfiducia, ha cambiato idea. Pare che sia stato un colloquio chiarificatore con il presidente della Regione a fargli votare “no”, all’atto presentato da centrodestra e movimento 5 stelle.

La deputata pentastellata Vanessa Ferreri, riferendosi al voto d’Aula, parla di “risultato prevedibile. Quando sentono tremare la poltrona si ricompattano”, spiega. “In tutti i suoi interventi, il presidente Crocetta non ha fatto altro che attaccare il Movimento, senza mai parlare di programmi per la Sicilia e i siciliani. Possiamo solo augurarci che davvero abbiano trovato la quadra giusta, anche se nutro forti dubbi”.

Duro anche il commento di Giorgio Assenza che già in aula aveva tuonato: “Presidente, lei ha distrutto tutto”. “Tutte le critiche apparse a lungo sulla stampa, gli scambi d’accusa, di fronte alla sopravvivenza personale e politica hanno avuto la peggio. E credo che la Sicilia ne vedrà delle belle. Non è stata di certo scritta una bella pagina in un momento di enorme crisi per la Sicilia, con un commissario liquidatore arrivato da Roma”.
Il riferimento è alla situazione finanziaria della Regione e alla scelta di un assessore all’Economia nominato con il placet di Roma.

Primo voto con il gruppo del Pd per Nello Dipasquale che dichiara: “Penso che sia evidente a tutti come la mozione di sfiducia non sia la soluzione dei problemi della Sicilia. Anzi, ritengo sia stato ridicolo presentarla senza le 46 firme ossia senza una possibilità che possa passare. Ad altro non serve se non a rallentare un percorso di cambiamento iniziato da due anni”.
Dipasquale precisa: “Questo governo è in carica da meno di due anni, non può essere giudicato in così breve tempo. Chiaro che c’è un forte impegno, a tutti i livelli, per sbloccare tante situazioni delicate. E su questo il nuovo governo darà una forte spinta. Poi saranno gli elettori a giudicarci”.

Sulla sua nuova collocazione del Partito democratico e sulle critiche che gli sono piovute in questi giorni, Dipasquale taglia corto: “Sono attacchi strumentali, sciocchi e banali. Da due anni lavoro con loro. Con altri colleghi, come Digiacomo, ho avuto sempre un ottimo rapporto”.