Eccolo, Franco, il visionario. Ma ricordarlo non basta…

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In viaggio per Palermo“Perché proprio la Chiesa di San Paolo?”, mi stanno chiedendo molti in queste ore. 

E io rispondo che abbiamo deciso così perché volevamo un luogo off, fuori dalle luci dei teatri, lontano dalle poltroncine comode degli auditorium: un posto com’era lui, che confidava incrollabilmente nell’eleganza del riccio. 

Ma non solo. Lo abbiamo scelto anche perché tra le sue scartoffie abbiamo trovato un depliant datato 1987 – l’anno della mia nascita – con una delle sue invenzioni: “Il Laboratorio Città e Territorio – c’era scritto – organizza una conferenza sul tema: Legislazione e strumenti operativi per un intervento nel territorio della Val di Noto”. 

Eccolo il riccio, ci siamo subito detti. Eccolo il folle visionario, che quindici anni prima del riconoscimento Unesco, vent’anni prima che si cominciasse a invocare una legge sui centri storici, pensava di mettere la faccenda a tema di un laboratorio per la città. 

Eccolo, Franco. 

Ecco perché il 1 aprile (off, anche il giorno, per ripagarlo con la stessa moneta dello scherzo che ci ha giocato un anno fa). 

Ecco perché un’Associazione che porti il suo nome, perché lo si continui a ripetere. 

Studi RAINon abbiamo bisogno di dire cosa Franco ha fatto per Modica e per il cioccolato. Perché appartiene al regno della verità, è scritto nella storia. E il sussurro della storia – parafrasando Barnes – si ode al di sopra del rumore del tempo. Un’eco che sopravviverà a tutto questo chiacchiericcio vuoto e scomposto, che inutilmente si affanna per coprirlo. 

Abbiamo invece voglia di dire tutto il resto: abbiamo voglia di ricordare quella faccenda del Laboratorio Città e Territorio, quell’altra del Museo Etnografico che lui ha contribuito a far nascere e che oggi giace dimenticato sotto la polvere di un Palazzo dei Mercedari tristemente chiuso, quella di Radio Emme Uno, delle prime televisioni private e di quella sera in cui si sognò di mandare in onda Via col Vento senza diritti e si fece denunciare dalla Metro- Goldwyn-Mayer, quella dei primi investimenti da editore, dai giornali satirici come Orfeo ai racconti di Raffaele Poidomani che ha ripubblicato fino a qualche anno fa, quella di quando scrisse al Maurizio Costanzo Show facendosi invitare a raccontare la storia del cioccolato degli Aztechi e di quando con Carmelo Chiaramonte andò a cucinare il coniglio al cioccolato a Perugia, alla prima edizione di Eurochocolate.

Potremmo andare avanti per ore, a raccontarci di “quella volta che Franco…”. 

IMG_9257Potrei farlo io stessa, raccontando di quando bambina mi passava sempre davanti tra i polverosi scaffali della Libreria La Talpa dove il nostro amico – anche lui già mio ed eternamente mio – Ciccio Belgiorno mi faceva ogni tanto un regalo intessuto di parole. Fino a quando, cresciuta, sapendo che ero in partenza per Roma mi mise in mano una scatola piena di cioccolato e un pizzino con un indirizzo, lasciandomi scoprire da sola che il destinatario sedeva a una scrivania della redazione del Messaggero, si chiamava Marcella Smocovich ed era stata la segretaria particolare di Leonardo Sciascia. O fino a quel giorno in cui mi affidò il compito di narrare per la prima volta la storia – la favola – di Francesco Bonajuto per il suo 150esimo compleanno e dal giorno dopo cominciò finalmente a darmi del tu.

“Quanta umanità c’era in quell’uomo, dal fare così accostato all’anima di un bambino”, scrivevo quella volta, raccogliendo testimonianze su quel dolcissimo nonno, inventore dell’albero delle caramelle. 

E così potremmo scrivere oggi di Franco, a cui l’anima da bambino si accendeva negli occhi ogni volta – più volte al giorno – che catturava un’idea nuova da cominciare a trasformare in realtà, un nuovo gioco di cui cominciare a fare una cosa seria. 

E quanti grazie ci stanno dicendo in questi giorni i tanti amici a cui abbiamo bussato, facendo telefonate, scrivendo email: grazie perché è divertente, grazie perché è nutriente, grazie perché è emozionante tornare a ricordare tutti quei momenti con Franco. 

IMG_9205Ma ricordare non basta, non gli renderebbe onore. 

Divertente, nutriente, emozionante è quell’approccio al tempo, alle cose, che da lui vogliamo imparare per fare completamente nuovo il nostro, di tempo. 

Franco ci ha insegnato una visione della realtà e della nostra città: è quella che vogliamo continuare a imparare, quella su cui vogliamo continuare ad esercitarci. 

Il 1 aprile è l’inizio di una storia nuova, di un nuovo laboratorio città e territorio, di mille altre discussioni sulla panchina nel vicolo, di tutte le idee che torneremo a trasformare in realtà. Che tanto lui ci aiuterà, anche stavolta. Standosene ben nascosto, anche stavolta.