Il caso Scicli. Chi è senza peccato…

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Il “caso Scicli”, con un sindaco indagato dalla procura della Dda di Catania per il 416 bis e le dimissioni di 4 consiglieri comunali che ritengono opportuno ridare la parola agli elettori, è un caso politico con tutti i suoi risvolti.

Solo che da qualche giorno è diventato anche un caso giornalistico dopo la pubblicazione sul quotidiano La Repubblica di un articolo di Attilio Bolzoni che ha dato ribalta nazionale alla vicenda dell’indagine giudiziaria del sindaco creando un parallelismo col commissario Montalbano che nella fortunata fiction tv lotta per gli ideali di giustizia e correttezza. Non l’avesse mai fatto. Ha toccato un totem, ha fatto scattare l’orgoglio dei sciclitani. Anche di quelli più compassati.

Due premesse (giusto per sgombrare il campo da possibili equivoci): conosco Franco Susino da tempo perché è stato consigliere provinciale per due legislature ed ho avuto modo di verificare sul campo il suo disinteressato impegno politico e non ritengo che sia “mafioso” (è una mia libera convinzione).
Se abbia avuto comportamenti “mafiogeni” sarà la Magistratura a dirlo.

Altra premessa: ritengo odiose le querele contro i giornalisti, se per giunta ad ispirarle sono i giornalisti, perché sottintendono una sottile minaccia verso chi vuole esercitare questo mestiere in modo libero infischiandosene di certi paradigmi.
A meno che non siano diffuse notizie false e offensive per la dignità della persona.

Di quale “colpa” si è “macchiato” Bolzoni? Di aver dato notizia di un sindaco indagato per il 416 bis, dell’insediamento di una commissione prefettizia che deve verificare possibili condizionamenti mafiosi nella gestione della macchina amministrativa e dell’audizione dei 20 consiglieri da parte della stessa commissione o di aver mostrato il rovescio della medaglia, sfruttando retoricamente l’iperbole Montalbano, piuttosto che il dritto di una città che Vittorini giudicava “una delle più belle al mondo”.

No, finiamola col vittimismo di circostanza, di chi si strappa le vesti per aver offeso “un’intera città e di aver recato un grave danno all’immagine di una Scicli bella e suggestiva che fa il “pieno” di turisti grazie a Montalbano”. Separiamo i fatti dalle opinioni.
I fatti sono sotto gli occhi di tutti: l’indagine sul sindaco, la commissione prefettizia, gli interrogatori dei consiglieri. Il resto è colore, compreso il richiamo a Montalbano. Vogliamo querelare il colore?

Ma se il sindaco ritiene che l’indagine non produrrà nulla e tutto si risolverà in una bolla di sapone deve solo avere pazienza e aspettare che la giustizia faccia il suo corso. Ricordo che a Vittoria agli inizi degli anni Novanta si insediò una commissione prefettizia per verificare eventuali infiltrazioni mafiose al Comune. Il sindaco dell’epoca Angelo Curciullo agevolò il compito della commissione guidata dal vice prefetto vicario Vainella. Il risultato di quell’ispezione amministrativa non portò ad alcun scioglimento degli organi elettivi del comune di Vittoria.

Cosa voglio dire? Che la vicenda giudiziaria ha il suo peso ma all’esame della Commissione vi sono gli atti amministrativi della Giunta. Il giudizio si formerà esclusivamente su questo. Nell’affaire Scicli invece il vero “nodo” è politico. Susino non è più espressione della maggioranza che lo ha eletto sindaco e di conseguenza è “politicamente corretto” rimettere il mandato agli elettori. Lui ha deciso di andare avanti con un’altra maggioranza, ma non può pretendere che i suoi ex alleati non gli ricordino di aver “tradito” il patto con gli elettori.
Se ha scelto il non “politically correct”, sarà mai un reportage ad offuscare la sua immagine?
In realtà guarda altrove perché cerca di ignorare il (vero) problema in casa sua.